Il conflitto fra scienza e religione è più vivo che mai, sospinto da temi come l’origine dell’universo, il testamento biologico, la fecondazione assistita, la pillola abortiva…
Molti autori hanno cercato di spostare più avanti o più indietro il limite fra scienza e religione, quasi si trattasse di campi contigui della stessa disciplina. Questo libro fa tutt’altro. Trova nelle Scritture la carica poetica ed emotiva che anche un ateo può apprezzare, a partire dalla creazione, passando per il paradiso terrestre, la torre di Babele, Sodoma e Gomorra, Davide e Golia, Giuditta e Oloferne, fino a Gesù nel tempio, i miracoli, le parabole, la crocifissione e la resurrezione.
A corollario vengono evocate immagini realizzate da personaggi illustri della storia dell’arte: Cimabue, Michelangelo, Tiziano, Caravaggio, Pieter Bruegel, Picasso…
La scienza non ha questo, vive di razionalità, di prove e di errori, di confutazioni. Come si può cercare un confine fra le due discipline?
È rispettandone i ruoli, ma anche scoprendo la poesia delle Scritture e il grande contributo religioso nella carità, che atei e religiosi possono trovare una convivenza, un patto di cittadinanza.
Prefazione di Umberto Veronesi.

In questi ultimi tempi l’editoria “religiosa” ha avuto una nuova impennata grazie soprattutto ai libri antireligiosi, o meglio ai libri scritti da laici per chiarire luci e ombre della religione. Da Augias in poi è un fiorire di “inchieste” e “perchè non possiamo essere religiosi”. Questo è un libro originale e da raccomandare per almeno 2 motivi:
- coglie dal punto di vista di un ateo gli elementi comunque positivi della religione, senza per questo rinnegare le proprie posizioni liberali e laiche.
- è un libro che unisce parola a immagini (anche se l’editore, sbagliando, non le ha fisicamente pubblicate i riferimenti dati dall’autore sono puntuali), quindi un esempio di quella che sarà al nuova editoria di domani: multimediale.
C’è poi un terzo motivo, ma è di parte:
-è il libro di mio padre!
buona lettura
La religione di un ateo è la stessa religione di un credente.
Sottoscrivo i calzanti argomenti di Stefano e ribadisco la piacevolezza che ho trovato nella lettura grazie allo stile conciso e scorrevole, espressione di uno spirito acuto e pragmatico da cui ho sempre cercato di prendere esempio e che spero un giorno di poter almeno pallidamente imitare! Complimenti!
Ancora una volta Franco Morganti offre al lettore un testo che si fa leggere volentieri.
Impolitico come sempre (e come scrisse di sé in un testo del 1995), in questa occasione giunge ad affermare candidamente che “la religione vive nella fiaba, nella poesia, nel sogno”, e quindi in un terreno che non può nemmeno dirsi confinante con una scienza a propria volta fatta “di razionalità, di esperimenti, di prove e di errori, di confutazioni, di continui assestamenti delle teorie”. Tutto vero, come non essere d’accordo?
Resta comunque aperto un problema: quei due mondi non confinano perché non sono esaustivi della necessità di conoscenza da parte dell’uomo. La scienza così descritta è una scienza che descrive – ed al più spiega – certi meccanismi, ma di per sé non può prescrivere alcunché. Fra scienza e fede così definite resta una terra di nessuno che attende di essere riempita da un’etica auspicabilmente condivisibile.
Per dirla in altri termini, forse la domanda su dov’era Dio ad Auschwitz (ricordata da Umberto Veronesi nella prefazione) andrebbe riformulata chiedendosi dov’erano a quel tempo i vescovi tedeschi (e italiani, for that matter).
Morganti ha scelto un approccio “pagante” al tema del rapporto fra religione e sapere scientifico: quello della visualità e dell’immagine, e della artisticità.
Un approccio che ci conduce diritti a quello dell’infanzia e del ricordo.
Perché le immagini che della Scrittura e del divino ci propone l’arte, possono bensì essere rivisitate, ma vengono a noi da lontano, sono state esperite in un “prima”.
Il libro è riuscito, di grande levità, leggerezza, eleganza.
Mentre leggevo (un pomeriggio), sentivo puntare il titolo di un’opera che ho frequentato (nella veste originale) qualche decennio fa. Titolo emerso poi a piena coscienza: “L’ateismo nel cristianesimo”. L’autore: Ernst Bloch. La fascetta dell’edizione tedesca Suhrkamp recitava: “Solo chi è ateo può essere cristiano – solo chi è cristiano, ateo”.
Tornando al libro di Franco, sarei tentato di mettere “cattolico” al posto della parola “cristiano”. L’ottica in cui si muove il libro è caratterizzata (così mi sembra) dalla realtà compattamente monoconfessionale (cattolica) dell’Italia della sua infanzia, da cui l’autore ha un bel chiamarsi fuori, ma che pure ha lasciato un suo imprinting su di lui tramite le esperienze dell’infanzia.
Provate a sostuire all’approccio visivo quello della parola, della lingua. Noterete allora, nel libro, la secchezza dei giudizi su Lutero e la Riforma.
Ettore Brissa, 26/01/2010
Anche gli autori imparano
Devo fare ammenda di un errore contenuto nel mio libro, finora segnalatomi da cattolici osservanti ma ora anche da membri dell’UAAR (Unione dgli Atei e degli Agnostici Razionalisti) come l’arch. Enrico De’ Munari di Milano, che ringrazio.
Ho infatti attribuito l’Immacolata Concezione (e il relativo dogma) al concepimento di Gesù da parte di Maria, mentre si tratta del concepimento della stessa Maria, avvenuto senza peccato (originale). Ribadisco tuttavia che la figura di Maria è di per sé così nobile da non meritare alcun dogma (parere di un ateo, sia pure religioso).
Franco Morganti
Trovo assai affascinante e stimolante la lettura del libro di Franco Morganti, che consente di cogliere aspetti particolari della dottrina cristiana e dei dogmi religiosi. L’angolatura visuale dell’autore trasuda spirito di approfondimento e desiderio di scoperta. Il linguaggio utilizzato è di facile comprensione e lo stile, fluido e scorrevole, agevola la lettura. La suddivisione in capitoli abbastanza brevi stabilisce le giuste scansioni tra un argomento e l’altro e facilita anche la consultazione del volume alla ricerca di informazioni precise su singoli aspetti dei dogmi. L’autore ha sicuramente avuto una buona musa ispiratrice nella stesura di questo volume. Complimenti!
Carissimo Franco,
complimenti davvero per questa tua ennesima e gradevolissima opera letteraria, “La religione di un ateo”.
L’ho letta in questo weekend tutta d’un fiato: prosa appassionante, leggera, libera e verace come meglio non poteva essere per conquistare un vasto mondo di lettori, tra intellettuali, uomini di strada e critici letterari di varia qualita’…
Penso che tu ti sia anche molto divertito nello scrivere: si vede, si sente… E cosi’, con questa prosa semplice e vicina al prossimo, trattando con un sorriso e con grande garbo e saggezza i temi tanto delicati che corrono tra scienza e religione, tra etica e politica, puoi essere certo di avere divertito te stesso, ma soprattutto di poter divertire tutti quelli (e saranno tanti) che ti leggeranno.
Bella la chiusa con il capitolo “Problemi d’oggi: scienza e fede inutilmente in lotta”.
Farei un monumento a quell’”inutilmente”! Finalmente uno che ha il coraggio di dire che i distinguo si possono fare, ma che i problemi di scelta individuale non possono essere patrimonio esclusivo di alcuna branca di “esperti” o di “pensatori”.
Come tutti gli amici vecchi e meno vecchi (ed anche tanti altri non necessariamente amici) ho letto questo libro “tutto di un fiato”. E ciò è una prova di quanto sia valido.
Va detto che Franco ed io apparteniamo allo stesso piccolo mondo antico, culturale, politico (anzi impolitico), nonché generazionale ed antropologico che fa di noi una specie probabilmente in via d’estinzione.
Che dire? Il mio rigoroso laicismo proviene per eredità diretta dall’anticlericalismo ottocentesco di mio padre. Non ci posso fare granché ma la lettura di questo libro aiuta molto chi, come me, si sforza sinceramente di comprendere ed accettare la religiosità quando non sia prevaricatrice. Grazie alla bellezza dell’arte e, soprattutto grazie al messaggio cristiano della carità che condivido in pieno.
A questo punto, vorrei fare una piccola notazione marginale da “insider”. Leggendo il libro ho rilevato di continuo una serie di piccole risate subito maliziosamente bloccate col ritorno ad un’espressione seria ed impassibile. È il frutto della tecnica umoristica del mimo trasferita sapientemente nella sua bella scrittura. E questo fa parte integrante dello charme di Franco che è stato allievo emerito della Scuola di Mimo del Piccolo Teatro promossa dall’indimenticabile Marcel Marceau.
Non tutti lo sanno ma io sì perché ho molto goduto del suo talento durante le numerose indimenticabili vacanze trascorse insieme tanti anni fa con la magnifica squadra di amici ormai crudelmente decimata.
Ciao Franco, grazie per il bellissimo regalo
Enrico
Dopo aver letto la prefazione di Umberto Veronesi è difficile esprimere un commento non banale e scontato .
In ogni caso Odina ed io abbiamo condiviso che il tuo libro oltre che molto piacevole è anche non convenzionale e coraggioso nel trattare un argomento serio con umorismo lieve e mai offensivo . Chapeau !
Il libro appare dominato dal contrasto tra due sentimentiopposti eppure compenetrati: l’ abbandono a sensazioni religiose attraverso immagini storiche ed artistiche e gli improvvisi risvegli del laicismo, quasi intimorito o addirittura spaventato dall’ aver percepito in sè un nuovo sentire.
Oltre a ciò il valore del libro, a mio parere, è nella quantità di interrogativi che costringe a porsi e al conseguente stimolo ad indagare entro sè stessi e “dintorni”, per dirlo con un eufemismo: ne verrebbe da leggere e scriverci ancora molto!
Per esempio sui motivi che indussero Pietro e Paolo ad andare a Roma; sull’ evoluzione strutturale e religiosa dell’ Impero Romano; sulla diversa evoluzione politica dell’ Europa evangelica rispetto all’ Europa cattolica; sulla distinzione tra religione e scienza.
Comunque, un bel libro, bravo Franco.
G. Miglio
Caro Franco,
con un po’ di ritardo anch’io scrivo un commento su questo agile libro che si lascia leggere volentieri e che ho letto volentieri. Il rispetto che si respira fra la scienza e la fede o meglio fra una visione scientifica del mondo ed una basata sulla fede avviene quasi sempre attraverso la mediazione dell’arte. E questo mi fa pensare che forse non tutto è stato detto fra scienza e fede e che nuovi intrecci sono possibili. Certo che i linguaggi sono a volte distanti e certi luoghi comuni devono essere un po’ ridimensionati. Se da parte dell’uomo di scienza il linguaggio è spesso rigoroso e conseguente, non sempre la stessa cosa accade per l’uomo di fede. Ad esempio la rappresentazione che un credente ha di Dio come un Padre con la barba, un vecchio saggio … . Penso che ogni rappresentazione sia inadeguata: l’immagine che preferisco è quella del roveto ardente: Io sono colui che sono! Il telogo Carlo Molari, che scrive sulla rivista Rocca, parla spesso di Forza Creatrice come espressione di Dio: non possiamo sapere infatti cosa sia Dio in se stesso. Possiamo parlare solo dell’azione divina che appare attraverso le creature e la storia.
Quello che voglio dire è che spesso a causa di differenze di linguaggio o inesattezze le distanze fra scienza e fede aumentano. Ad esempio la storia di Giuditta se letta bene è un esempio di come un atteggiamento … laico sia profondamente … religioso. Giuditta non sta con le mani in mano, capisce che il futuro del suo popolo non è affidato alle preghiere rivolte a Dio, ma dalle sue scelte. Ed agisce concretamente salvando il suo popolo. Quanta confusione c’è a proposito del disegno di Dio sulla storia degli uomini! Spesso si immagina Dio come qualcuno che con fili invisibili disegna gli avvenimenti della storia. Giuditta smentisce questa visione e da questo punto di vista ha un comportamento”laico”, ma autenticamente religioso.
Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, l’invito che faccio a tutti i credenti e non credenti è quello di non considerare il rapporto tra scienza e fede come qualcosa di definito su cui non c’è più nulla da dire. Penso che dallo sviluppo di questo dialogo possano nascere nuove prospettive culturali, ma anche nuove strade da percorrere in ambito ecclesiale.